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GIOVANNI 13-17: UNA COMUNITÀ TRA CRISI E PARACLITI

Amici delle comunità di Nove e di Marchesane,

in questo anno della misericordia, con il vostro parroco, avete desiderato dialogare, tra voi e con altri, sulle numerose fratture della vita oggi. Da mesi, portate a mano da solerti messaggeri e messaggere, arrivano nelle vostre case queste lettere. Ormai siamo all’ottava “frattura in dialogo”. Quando don Stefano mi ha chiesto di scriverle - e ogni volta che ho spezzato con voi la Parola e la vita - mi sono sentita una specie di membro esterno della vostra parrocchia! Sto, con altri, in quel margine aperto di interlocutori, insieme s-ceti ed empatici, che circondano ogni vera comunità.

Frattura in corso. Come dire: non aspettatevi che ce la raccontiamo in queste righe! Già il mese scorso abbiamo deviato dall’iniziale progetto-fratture, in ascolto della tragica attualità dei femminicidi. E adesso che è stata ufficializzata la notizia del cambiamento di pastore per la vostra parrocchia, dovremmo ostinarci parlare di fratture in generale, secondo programma, ignorando quella particolarissima che, in un modo o nell’altro, ci preoccupa davvero? Quando si comincia a sfregare insieme Parola e vita, poi non si può tornare al sicuro nel mondo delle idee. «La realtà è più importante dell’idea» (EG 231-233) è uno dei 4 criteri pastorali di papa Francesco. Allora guardiamo la realtà.

Crisi. La frattura che state vivendo è quella della perdita di un «presbitero». È il nome dei capi, letteralmente gli «anziani», nelle prime chiese. È quindi un caso particolare dell’avvicendamento di leader o di responsabili anche in altri gruppi umani. Checché se ne dica, non è mai una cosa da poco. Spesso il passaggio ha i caratteri di una vera e propria crisi, anche nelle realtà ecclesiali. Inutile spiritualizzare con i soliti cortocircuiti: basta la fede, basta la speranza, basta la carità! Le virtù teologali non sono state inventate per bypassare l’umano.

Il dopo Gesù. I profeti sono un po’ troppo carismatici - leggi: originali, matti - per avere dei successori, ma ci sono i testamenti dei patriarchi, il passaggio da Mosé a Giosué e le successioni dinastiche dei re raccontate nei libri storici, come esempi di cambiamenti di leadership nel Primo Testamento. Ma per una volta, lasciatemi andare al cuore della Bibbia. Guardiamo la perdita di quel capo che fu Gesù tra i suoi. Mi direte che l’esempio non è calzante, perché dopo di lui non è arrivato un altro come lui, mentre nel vostro caso c’è un cambiamento: via un pastore, ne arriva un altro. Per molti versi l’obiezione è esatta. Eppure…

Quale futuro per la comunità? «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito» (Gv 14,16). È un’affermazione interessante sul dopo Gesù. I capitoli 13-17 del vangelo di Giovanni, del resto, sono proprio la gestione della crisi di una comunità per la «partenza» del capo: tradire, rinnegare, amare, servire, rimanere, scandalizzarsi... Il vocabolario c’è tutto. Nel cuore della crisi, per dire che, nonostante le apparenze, la comunità ha un futuro, Gesù non addita Pietro o gli apostoli. Designa il Paraclito, lo Spirito.

Il Paraclito, un talent scout. Questa frattura, quest’ora di crisi e di prova, può essere il momento di fare insieme un po’ di teologia pratica dello Spirito. Dicendo «un altro Paraclito», Gesù chiama anche se stesso così. E pensare al responsabile come a un Paraclito già ci cambia la prospettiva. Lo Spirito poi è una presenza altamente personalizzante e responsabilizzante. Fa spazio a noi - per come lo conosco don Stefano è stato mica male “paraclito” per un parroco: ha suscitato creatività e condiviso responsabilità. Lo Spirito ci fa sentire tutti consapevoli e capaci di tirar fuori umilmente ciò che siamo, gli uni per gli altri. È un ispiratore più che un dirigente. Un talent scout più che un manager.

Lo Spirito e noi. Dire che la vostra comunità ha futuro perché viene «un altro Paraclito» - se lo Spirito non si sostituisce ma promuove - è come dire che ha futuro perché ci siete voi! Questo è il momento per maturare, de-clericalizzare e approfondire la nostra teologia della comunità. Non in maniera teorica, ma molto pratica. Certo, arriverà anche un nuovo pastore. Ma troverà voi e lo Spirito già qui. Allora addirittura - Gesù deve aver avuto un tono provocatorio nel dirlo: «È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paraclito» (Gv 16,7).